Che tipo di vino è Chateau Margaux?

Château Margaux è una delle sole cinque tenute di Bordeaux a detenere il titolo di Premier Cru Classé nella classificazione del 1855. Ed è proprio questa parola “sole” che spiega perché le bottiglie di Grand Vin di questo château possono costare oltre 1.000 $, e il nome Margaux elettrizza i collezionisti di tutto il mondo.
Che vino è Chateau Margaux?
Lo stile Château Margaux è qualcosa che riconoscerai già dal primo sorso. Eleganza al posto della potenza, finezza invece di tannini che graffiano la gola. Questo vino sa invecchiare per decine di anni, trasformandosi in bottiglia come un organismo vivente. Ed è proprio questo equilibrio tra forza e delicatezza che fa sì che i sommelier parlino di “seta in un guanto d’acciaio”.
Dal 1977 la proprietà è gestita dalla famiglia Mentzelopoulos. Sotto la loro guida Margaux ha riconquistato il suo prestigio e le annate più recenti (2015, 2016, 2019) ricevono i massimi punteggi dalla critica. Nel 2023 la direzione è passata ad Alexis Leven-Mentzelopoulos, quindi l’argomento è più attuale che mai.
Nella parte successiva dell’articolo scoprirete come il terroir influisce sul gusto, quali etichette compongono il portfolio dello château e quali annate vale la pena tenere d’occhio. Senza fretta, passo dopo passo.

Château Margaux nella gerarchia di Bordeaux – lignaggio e status
Château Margaux è uno dei cinque Premier Cru Classé nella leggendaria classificazione del 1855. Suona importante, ma cosa significa davvero? Ebbene, durante l’Esposizione Universale di Parigi, Napoleone III chiese di ordinare i migliori vigneti di Bordeaux. Il risultato? Solo cinque tenute ricevettero il titolo di “prima classe”: Lafite, Latour, Haut-Brion, Margaux e (successivamente) Mouton Rothschild. E così è rimasto fino ad oggi.
Geograficamente, la proprietà si trova a Margaux-Cantenac, sulla riva sinistra del Médoc, nell’appellazione AOC Margaux. Questa posizione ne definisce l’identità, anche se parleremo del gusto e dei terreni ghiaiosi più avanti. Qui si tratta del prestigio sancito dal sistema.
Pietre miliari: da La Mothe al XXI secolo
La storia di questo luogo è una serie di trasformazioni:
- XII secolo – origini come proprietà La Mothe de Margaux
- XVI secolo – espansione sotto Pierre de Lestonnac, che consolidò i vigneti
- Tardo XVII/XVIII secolo – svolta durante l’epoca di François Berlon, che costruì la reputazione del vino
- 1771 – prima menzione del “claret” di Margaux in un catalogo d’asta di Christie’s
- 1787 – Thomas Jefferson cita Margaux tra i “quattro vigneti di prima qualità”
- Ca. 1812 – costruzione dello château neoclassico (progetto di Louis Combes per il Marchese de la Colonilla)
- 1977 – acquisizione da parte di André Mentzelopoulos, che ha rivoluzionato la tenuta
- 2015 – le nuove cantine progettate da Norman Foster
- 2023 – Alexis Leven-Mentzelopoulos assume la carica di CEO

Perché il prestigio ha resistito alle tempeste della storia
Guerre, fillossera, crisi finanziarie. Tutto è passato, e Margaux è ancora in cima. Perché? Perché ogni generazione di proprietari ha considerato questo titolo di Premier Cru come un impegno, non solo come un ornamento. La continuità delle investimenti, anche nei periodi difficili, ha fatto sì che il nome non sbiadisse. Il prestigio non è un foglio di carta del 1855, ma centinaia di decisioni prese ogni giorno per quasi due secoli.
Aromi, struttura e potenziale di invecchiamento
Quando versi il Grand Vin nel calice, capisci subito che è qualcosa di più di un semplice Bordeaux. Il Cabernet Sauvignon domina nell’assemblaggio (di solito 85-90%), il che si traduce in un profilo caratteristico: elegante, ma con una spina dorsale ben definita.
Aromi e consistenza: l’essenza di Margaux
Le prime note sono un classico della riva sinistra, ma presentate con finezza:
- Ribes nero (cassis) e frutti scuri maturi
- Viole e fresche note floreali
- Tabacco, cedro, delicata nota terrosa
- Nelle annate più vecchie: tartufo, cuoio, foglie umide
I tannini? Setosi, densi, ma mai aggressivi. Non è un vino che ti stringe la gola. L’equilibrio tra potenza ed eleganza fa sì che il finale si prolunghi per minuti, lasciando una sensazione di leggerezza nonostante la concentrazione. Tensione e persistenza sono il biglietto da visita di Margaux.

Lungo percorso in bottiglia: 20-60+ anni di affinamento
Le annate di punta (1990, 2000, 2015, 2018, 2019, tutte valutate 100 punti) possono maturare per mezzo secolo o più. Nei primi 10 anni domina la frutta, poi inizia la vera magia: bouquet terziario, note di funghi, humus, raffinata complessità. Il Margaux giovane può essere chiuso, quindi la pazienza viene ricompensata.
In breve sul servizio
Agnello arrosto, selvaggina, bistecche con un tocco di grasso, abbinamenti classici. Decantazione? Sicuramente per le annate giovani (meno di 10 anni). Per quelle più vecchie basta un travaso delicato. Temperatura 16-18°C e lascialo respirare nel calice. Ne vale la pena.
Come nasce l’eleganza Margaux?
Le colline ghiaiose della riva sinistra possono sembrare una generalizzazione, ma a Margaux è davvero una questione concreta. Questi profondi strati di piccoli ciottoli sopra argilla e sabbia, l’ottimo drenaggio, il calore trattenuto nel suolo, le radici che scendono in profondità. Il cuore della tenuta è l’Enclos, 25 ettari circondati da un muro, dove cresce il nucleo dell’assemblaggio per il grande vino.

Mosaico di parcelle e varietà
L’intera proprietà copre 262 ettari, ma nell’AOC Margaux si trovano 87 ha. Di questi, le varietà rosse occupano circa 80-82 ha:
- Cabernet Sauvignon – circa il 75% delle piantagioni
- Merlot – circa 20%
- Cabernet Franc e Petit Verdot – 2-3% ciascuno
Il bianco proviene da 11-12 ettari di puro Sauvignon Blanc, piantato nelle zone più fresche e calcaree. Le basse rese (22-46 hl/ha) richiedono pazienza, ma si traducono in concentrazione.
Dall’uva alla botte
Raccolta manuale, selezione sui tavoli, poi vinificazione per parcella (dal 2009 molte piccole vasche per trattare ogni appezzamento separatamente). Fermentazione in rovere oppure acciaio, la malolattica di solito già nelle vasche. I rossi affinano 18-24 mesi in barrique nuove al 100% della propria bottaia, chiarifica con albume d’uovo. I bianchi meno a lungo, 6-8 mesi in rovere.

Precisione ed equilibrio
Dal 2015 la nuova cantina progettata da Norman Foster, gravità invece delle pompe, delicatezza in ogni fase. Nel 2017 sono passati a pratiche biologiche, sperimentano anche elementi della biodinamica. Il reparto R&D è attivo dal 1999 (stress idrico, adattamento climatico, riduzione della chimica). Non è una produzione industriale, piuttosto un continuo affinamento dei dettagli.
Bottiglie che portano il nome Margaux – portfolio e annate
Il portfolio di Château Margaux è qualcosa di più di un unico grande Grand Vin. Qui ogni etichetta ha il suo posto nella gerarchia e la produzione è così rigorosamente controllata che a volte solo il 28% del raccolto viene destinato al vino di punta. Vale la pena sapere cosa esce effettivamente dalla tenuta e cosa puoi aspettarti dalle annate più recenti.
Rosso e bianco: gerarchia delle etichette
I vini rossi sono suddivisi in quattro livelli di selezione:
- Château Margaux (Grand Vin) – bottiglia di punta, 120.000-150.000 all’anno
- Pavillon Rouge – il secondo vino, 100.000-200.000 bottiglie
- Margaux de Château Margaux – terzo, circa 60.000 bottiglie
- Quarto rosso – dal 2009 venduto sfuso, senza imbottigliamento commerciale
I bianchi sono due Sauvignon:
- Pavillon Blanc du Château Margaux – 100% Sauvignon Blanc (AOC Bordeaux), 10.000-35.000 bottiglie
- Pavillon Blanc Second Vin – novità dal 2024, circa 8.000 bottiglie
Ogni categoria ha un carattere diverso, ma tutte condividono lo stile margaux.
Cosa dicono le annate 2024 e 2025
L’annata 2024 è stata apprezzata per la sua finezza e freschezza. I tannini sono eleganti, l’insieme mantiene una struttura classica senza eccessi. Invece, la 2025, che vedrai in vendita en primeur nel 2026, è un vero miracolo per Margaux. Nonostante le precipitazioni variabili e gli acini piccoli, molti parlano di ” miraculous quality ” in questa denominazione. Se le previsioni si confermeranno, sarà un’annata da tenere d’occhio.
Comunque sia, la rigorosa selezione fa sì che anche negli anni più difficili lo standard venga mantenuto. Perché quando meno del 30% delle uve finisce nel Grand Vin, la qualità deve esserci per forza.
L’essenza di Château Margaux
Château Margaux è, in sostanza, una storia di equilibrio. Qui la finezza incontra la profondità, l’eleganza si unisce al potenziale di invecchiamento e la tradizione si fonde con il coraggio di sperimentare. Non è un vino che grida, è un vino che sussurra, ma lo fa con un’intensità tale che è difficile smettere di ascoltare. È proprio per questo che i collezionisti attendono decenni il momento giusto e i sommelier trattano ogni bottiglia come un evento a sé stante.

Legenda della riva sinistra? Certo. Ma soprattutto una prova che un grande vino non deve essere aggressivo per essere indimenticabile. Château Margaux lo dimostra da quasi quattro secoli e, a dire il vero, non sembra destinato a cambiare.
Siin
redazione lifestyle








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